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domenica 2 agosto 2015

Chi ha paura di Ludwig Tieck ? Intervista a Enrico Bernard.

Enrico Bernard
 di  A. Lalomia

Fino a che punto il rispetto per un grande autore può condizionare la ricerca di quegli aspetti della sua vita e della sua opera che potrebbero gettare un'ombra sulla sua immagine ? 
È una domanda che assume un particolare spessore quando ci si deve confrontare con quelle figure della tradizione letteraria su cui esiste un consenso di critica e di pubblico pressoché unanime.  
In definitiva: può un critico, spinto dal desiderio di ricostruire determinati percorsi creativi seguiti dalla celebrità nazionale, avventurarsi nel campo delle analogie, per alcuni irriverenti, ma pur sempre verosimili, se dimostrate scientificamente e filologicamente ?  Può questo stesso critico sostenere, prove alla mano, ad esempio, che uno dei numi tutelari della nostra letteratura, Luigi Pirandello, ha utilizzato come fonte d’ispirazione per alcuni suoi testi  -in un modo che rasenta la traduzione letterale-  la produzione artistica di un grande esponente del Romanticismo tedesco, Ludwig Tieck, ‘sommergendo’ quelle opere di riferimenti a Tieck, ma senza dichiararlo esplicitamente (a differenza di quanto ha fatto per altri)  ? 
Fino a che punto i numerosi rimandi tra Pirandello e Tieck possono considerarsi come una legittima attività compiuta da un autore in cerca di un’idea ?  Fino a che punto questa stessa attività non deve invece essere giudicata come un processo di acquisizione inconsueto e forse discutibile ? 
Parliamo di questo tema  (ma non solo)  con Enrico Bernard, critico letterario, autore, regista e docente attivissimo a livello internazionale, che ha affrontato la questione in un saggio apparso per la prima volta nel 2006 sulla “Rivista di studi germanici”, riproposto  poi su "Italica" e apparso recentemente anche  su Academia.edu  e su altre testate scientifiche.
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