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domenica 14 aprile 2013

Ugo Forno: il giovane eroe dimenticato. Intervista a Felice Cipriani sul suo "Il ragazzo del ponte".

 

Felice Cipriani

di  A. Lalomia

In un post di qualche giorno fa ho dato notizia del conferimento, da parte del Presidente della Repubblica, della medaglia d’oro al merito civile, alla memoria, a Ugo Forno, il giovanissimo studente romano che il 5 giugno 1944 fu stroncato da una granata tedesca nel tentativo di impedire la distruzione del ponte ferroviario sull’Aniene, di vitale importanza per i collegamenti con il Nord. 
La vicenda di Ugo è una di quelle storie che riempiono di orgoglio per l’amor patrio e il coraggio dimostrati da un ragazzo, ma nello stesso tempo sollecitano amare riflessioni circa il modo in cui, nel nostro Paese, gli atti di abnegazione e di eroismo sono riconosciuti  (quando vengono riconosciuti)  soltanto dopo decenni e decenni.  Lo Stato, così generoso, troppe volte, con i demagoghi e i millantatori, si dimentica spesso degli eroi
 Il ponte ferroviario sull'Aniene.
autentici, di coloro i quali hanno posto l’interesse collettivo davanti al proprio e alla stessa sicurezza personale.
La medaglia d’oro  (che peraltro non è stata ancora consegnata ai familiari)  arriva dopo quasi settant’anni dall’episodio e dopo un lungo e tortuoso iter burocratico.  Un ritardo non isolato, purtroppo.  Le Ferrovie Italiane, infatti, hanno trovato il tempo per apporre sul ponte salvato da Ugo una targa marmorea in suo onore soltanto nel 2010, ossia dopo sessantasei anni dal fatto.  Eppure, le Ferrovie dovevano essere le prime a muoversi, vista l’importanza di quel ponte per la viabilità su rotaie.
 Immagine dall'alto del ponte, sovrastato dalla FR1.
Senza il sacrificio di Ugo, oggi le Ferrovie non potrebbero utilizzare quella struttura per l’alta velocità Roma- Firenze.
Tra quanti, in questi decenni, si sono battuti per riservare a Ugo il posto che merita tra gli eroi che hanno sacrificato la vita per la salvezza dell’Italia, Felice Cipriani, A. de  Il ragazzo del ponteChillemi 2012, è senz’altro il più autorevole.
Giornalista e scrittore di successo, Cipriani ha dedicato buona parte della sua attività pubblicistica alla ricerca e alla valorizzazione di quelle figure che, pur avendo reso possibile, con il loro sacrificio, la liberazione di Roma e dell’Italia, sono state dimenticate dallo Stato e rimosse dalla memoria collettiva  (a parte le associazioni partigiane e qualche studioso), perché troppo 'ingombranti', rispetto alle frivolezze propinate da certi media.
E infatti, un punto importante dell’intervista è proprio quello in cui Cipriani accenna al fatto che ancora oggi esistono diversi aspetti della Resistenza che si ignorano o non si conoscono abbastanza.  Al riguardo, cita il caso di Michele Bolgia, soprannominato   “L’angelo del Tiburtino”  per la mirabile azione umanitaria che svolse durante l’occupazione tedesca di Roma.  Grazie a lui  -e alla rete che era riuscito a creare e che includeva anche dei ferrovieri austriaci-  Bolgia fece fuggire dai carri piombati in cui  erano stati rinchiusi centinaia di deportati  (e tra questi non pochi ebrei)  che i tedeschi avevano destinato ai lager.  Ci troviamo di fronte, quindi, ad una figura di altissimo valore morale, che pagò con la vita  (fu trucidato alle Fosse Ardeatine, assieme ad altri cinque ferrovieri)  la sua generosità e il suo amore per il prossimo. 1 
Una conferma di quanto sia poco curata, ancora oggi, la memoria collettiva su quelle figure della Resistenza che sono rimaste ai margini della narrazione ufficiale, ci arriva dalla constatazione che di alcune di queste figure, a partire proprio da Ugo Forno e Michele Bolgia, non esiste una pagina su Wikipedia in italiano  (per Forno si trova nella versione in inglese dell’enciclopedia).2   
15-10-2008: inaugurazione dell'aula
multimediale presso la SMS "Settembrini".
Un discorso a parte, forse, merita la SMS  "Settembrini"  di Roma, la stessa frequentata da Ugo fino all'a.s. 1943-4.  Questa scuola nel 2008 ha dedicato l'aula multimediale al ragazzo, ma per il resto non mi sembra che abbia valorizzato più di tanto l'opera del suo ex alunno. Eppure, non capita tutti i giorni aver avuto, tra gli allievi frequentanti e ben disposti per lo studio, un ragazzo come Ugo.  C'è da augurarsi quindi che la "Settembrini"  si renda conto di questa unicità, predisponendo ad esempio un'area ad hoc sul suo sito  (dove non si parla minimamente del piccolo eroe)  e adottando come libro di testo, quantomeno per le seconde e le terze, il libro di Cipriani.  Il mio auspicio, relativamente all'adozione del libro di Cipriani, riguarda ovviamente anche altri istituti.
Tra le pubblicazioni precedenti di Cipriani, vorrei ricordare almeno Roma 1943-1945. Racconti di Guerra e Lotta di Liberazione, Associazione Walter Tobagi 2009  (la raccolta, alle pp.pp. 205-7 , contiene un testo sulla vicenda di Ugo Forno)  e  il racconto  Iolanda, nell'antologia  "33 salti nella storia", Andromeda 2011.
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Alcune delle immagini dell'intervista mi sono state fornite dallo stesso Cipriani.
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Note

1   Sull’argomento, a parte il testo di Cipriani, v. Mario Avagliano, La fiera resistenza dei ferrovieri italiani.  e  La Resistenza dei ferrovieri italiani: la memoria mancante. .
Su Michele Bolgia, cfr. anche  la testimonianza del figlio Giuseppe.  Questa testimonianza  approfondisce due aspetti in genere ignorati e comunque poco conosciuti sulla strage delle Fosse Ardeatine e della seconda guerra mondiale nel suo complesso:
a.  il corpo del padre, ucciso, come ricordato sopra, alle Fosse Ardeatine, venne trovato, alcuni mesi dopo il massacro, acefalo.  Per la verità, secondo quanto riferito da Attilio Ascarelli, il medico legale israelita che provvide al difficile compito dell'esumazione e dell’identificazione delle salme, anche altri corpi vennero rinvenuti nelle stesse condizioni.  Per Ascarelli ciò sarebbe stato causato dal colpo di pistola alla nuca con cui le vittime furono soppresse.  Al di là dell’aspetto macabro, è un particolare di estrema importanza, perché i responsabili dell’eccidio hanno sempre affermato che il metodo scelto per uccidere le vittime  (appunto, proiettile alla nuca)  era il più rapido e indolore e non avrebbe compromesso l'integrità del corpo  (come talvolta invece accadeva, e accade ancora oggi, con l'impiccagione). Vale comunque la pena precisare che non tutti sono d'accordo con la tesi di Ascarelli.  Nel video  La strage delle Fosse Ardeatine, è presente un'altra testimonianza di Giuseppe Bolgia.
b.  Il cadavere della madre di Giuseppe Bolgia venne scoperto alcuni mesi dopo la scomparsa della stessa, crivellato di colpi di mitragliatrice aerea subiti durante il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 da parte degli alleati.  Già è grave che gli anglo-americani abbiano bombardato Roma malgrado il suo status di centro del cattolicesimo;  ma ancora più grave è che ai bombardamenti  (anche di chiese e di sedi religiose di altissimo valore storico e artistico)  abbiano fatto seguire il mitragliamento della popolazione civile.  Anziché andare a distruggere le linee ferroviarie che conducevano ai lager nazisti, gli Spitfire e i Mustang si accanivano furiosamente contro individui indifesi, colpevoli soltanto di non essere riusciti a raggiungere in tempo i rifugi.


Don Pietro Pappagallo
 Don Giuseppe Morosini
2   Wikipedia non contiene neanche una scheda su Attilio Ascarelli, citato soltanto nella voce  "eccidio delle Fosse Ardeatine".  D'altronde, Wikipedia non è l'unica ad avere la memoria corta; anche la  "Treccani"  ignora Ascarelli.  Per fortuna, gli studiosi che mantengono viva la sua memoria non mancano: v. ad esempio Mario Avagliano, Fosse Ardeatine. Vite perdute e ritrovate. .
Alle opportune precisazioni di Cipriani, io aggiungerei dell'altro.  E cioè che ancora oggi si trascura del tutto, o si sottovaluta, il contributo decisivo fornito alla lotta di liberazione dalla Chiesa, dai suoi prelati più illustri, così come dal clero minuto.  Si pensi soltanto a figure come don Pietro Pappagallo  (trucidato alle Fosse Ardeatine)  e come don Giuseppe Morosini, su cui Giovanni Preziosi, autorevole studioso del periodo, ha scritto pagine di grande spessore  (cfr, ad esempio il seguente articolo ).  Così come spetta un giudizio più equilibrato su Pio XII, per decenni avvolto nella 'leggenda nera' dell'antisemitismo, della connivenza con i nazi-fascisti, del silenzio sull'olocausto degli ebrei.  In realtà, come lo stesso Preziosi ha dimostrato in modo inconfutabile attraverso un certosino lavoro di ricerca che si è tradotto in una ricca bibliografia e in particolare nel magnifico saggio  Dossier Pio XII: Mezzo secolo di leggenda nera e di dibattito storiografico alla prova degli archivi, (in  "Christianitas", n. 1, 2013, pp. 185-276), consultabile dal suo blog, la Chiesa fece il possibile per salvare quanti più perseguitati.  Su precisa disposizione di Pio XII, migliaia di persone trovarono rifugio e ospitalità nei conventi, nei luoghi di culto nazionali e periferici, nei centri di studio religiosi, grazie all'extraterritorialità che era garantita alle sedi del Vaticano. Le testimonianze circa l'impegno attivo della Chiesa per salvare quante più vite possibile, arrivano anche da autorevoli rappresentanti del mondo ebraico. Due soli esempi, tra quelli ricordati da Preziosi nel suo saggio: Gideon Hausner e Raffaele Cantoni.  Il primo, procuratore generale israeliano nel processo contro Eichmann del 1962, il 18 ottobre 1961 dichiarò: “…il clero italiano aiutò numerosi israeliti e li nascose nei monasteri e il Papa intervenne personalmente a favore di quelli arrestati dai nazisti.”  (pag 202 e sgg).
Ancora più esplicito, forse, Raffaele Cantoni  (pag. 203), il responsabile della DELASE, l’organizzazione ebraica che si occupava di salvare gli ebrei, il quale, nel 1964, scrisse : “La Chiesa cattolica ha dato invece a noi ebrei la prova di aver salvato tutti quelli che ha potuto salvare.  […]  Noi eravamo certi che avremmo potuto contare sul Papa e sulla Chiesa nell’ora del pericolo e non ci ingannammo.  […]  l’azione della Chiesa  e del Papa Pio XII resterà come quella di un pontefice che ha fatto tutto il possibile per salvare degli uomini, mentre i nazisti si sono coperti di vergogna per sempre.”  E d’altronde, lo stesso Presidente della comunità ebraica romana, in occasione della visita di Benedetto XVI alla Sinagoga Maggiore della Capitale  (2010), ebbe a dichiarare che i suoi familiari erano scampati alla deportazione proprio grazie all’aiuto della Chiesa.  
Nella sua opera di  'silenzio operoso', Pio XII era ben consapevole dei rischi che correva personalmente, tanto che illustrò ai suoi collaboratori più stretti come avrebbero dovuto comportarsi nel caso in cui fosse stato rapito dai tedeschi,  E non si trattava di supposizioni, ma di timori fondati, visto che Hitler, di cui era fin troppo nota l'ostilità per il pontefice, aveva ordinato di predisporre un piano per rapire il papa e portarlo al Nord.  Si astenne dal progetto solo perché i gerarchi più fidati gli fecero capire che il rapimento avrebbe provocato una rivolta della popolazione romana.
Sempre nel corso dell'intervista, Cipriani accenna anche ai martiri della Storta.  Al riguardo, vale la pena ricordare che fino al 2007, su una delle vittime, la quattordicesima, un inglese, non esistevano prove certe per identificarlo.  Su questo caso, v. Marco Patrucchi,  Roma '44, un nome per l'eroe inglese della Storta  e due articoli di Antonio Parisella, Presidente del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso.  
Per quanto riguarda la casa editrice Chillemi, vorrei ricordare che, anche se non appartiene all’olimpo dell’editoria italiana  (per ordine di grandezza), ha comunque riservato un discreto spazio alle pubblicazioni di opere sulla Resistenza e sulle vittime del nazi-fascismo.  Oltre al volume di Cipriani, si vedano infatti ad esempio i libri di Gerardo Severino, L’angelo del Tiburtino. Storia di Michele Bolgia, il ferroviere che salvò centinaia di deportati.  e  Arrigo Procaccia di Religione Israelita. Un finanziere nella tempesta delle leggi razziali.  (entrambi in possesso della  Library of Congress  degli Stati Uniti).
Circa le iniziative del Comune di Roma, va ricordato che nel 1974, su iniziativa del sindaco Darida, venne intitolata a Ugo una via della Capitale, ma a Casal Bernocchi, vale a dire in una zona molto lontana rispetto al quartiere in cui viveva il ragazzo e al luogo dello scontro a fuoco con i tedeschi..
Su  Luciano Cirri, ricordato da Cipriani nella risposta alla domanda n. 7, cfr. anche il discorso pronunciato durante la commemorazione del primo anniversario della scomparsa di Ugo.

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1.  Quando è nata l’idea di scrivere una biografia su Ugo e in quanto tempo ha realizzato il libro ?

Nel 2008, quando stavo per finire di scrivere il libro  Roma 1943-1945. Racconti di Guerra e Lotta di Liberazione,  che ho dedicato al giovane eroe.  Circa un anno, perché le ricerche negli archivi sono state laboriose.  


2.  Su quali fonti si basa la sua ricostruzione storica ?
E che peso hanno avuto le testimonianze orali di parenti e di amici nell'organizzazione e nell'uso dei documenti necessari per questo lavoro ?

Testimonianze dirette di persone che l’hanno conosciuto e i documenti ritrovati nell’Archivio Centrale dello Stato.  Le testimonianze mi hanno aiutato a capire la personalità di Ughetto e a risolvere dei dubbi che avevo.

 Ugo Forno

3.  Ha incontrato difficoltà nel reperimento del materiale documentario  (cartaceo, audio-visivo, o di altro genere) ?

Nell’Archivio Centrale dello Stato sono stati molto professionali, però le difficoltà non sono mancate, trattandosi di episodi avvenuti 69 anni fa e riguardanti un ragazzo che non apparteneva a formazioni militari o di partigiani.


 Francesco Forno
4.  In che misura la circostanza che il padre di Ugo, Angelo Enea, appartenesse  al Fronte Militare Clandestino Romano  (FMCR) ha influito sulla personalità  del ragazzo e quindi sulla sua decisione di prendere le armi contro i tedeschi ?  In casa si tenevano discorsi antifascisti e comunque contrari all’occupazione tedesca di Roma ? 

Il fratello più grande, Francesco, ha scoperto l’attività del genitore, solo attraverso la documentazione ritrovata. Le uniche cose che mi ha detto è che la famiglia ospitò, nascondendoli per circa un mese, due militari siciliani parenti della famiglia e che il papà non partecipò all’adunata del 10 giugno del 1940, quando Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia.
  

5.  Nella decisione di Ugo di andare a combattere i tedeschi, si può riconoscere anche  una certa incoscienza  (d’altronde tipica di quell’età), come ha fatto notare, sia pure in un accenno, l’elaborato di Luca Sbrana ? 

No, è stata una decisione ponderata e lucida, frutto della consapevolezza della distinzione tra il bene e il male.


6.  I giudizi dei docenti su Ugo sono lusinghieri: mettono in evidenza una personalità vivace ma disciplinata, attratta dallo studio, che si impegna nel lavoro scolastico e collabora con i compagni, aiutando i più deboli. Verso quali materie era più portato ?  Se non fosse scomparso così precocemente, avrebbe proseguito gli studi ?

"Ughetto"   -mi ha confessato il suo compagno di classe Antonino-   “era tra i più tranquilli, capace di risolvere i problemi della scuola e della strada” .  Da queste poche parole ho capito la personalità di Ughetto. Questo il giudizio per esteso alla fine dell’anno scolastico: “l’alunno Forno Ugo, nato a Roma il 27 aprile 1932, religione cattolica, razza ariana, esonerato dal pagamento di tasse scolastiche perché figlio di invalido risulta promosso alla III classe."  L’insegnante scrisse: "giudizio finale, dotato di intelligenza vivace e pronta, piena di amor proprio, ha saputo conseguire un brillante risultato. Profilo vivace, intelligente, viene a scuola con entusiasmo. È felice se può dimostrare che sa. Pieno di buona volontà, un po’ troppo irrequieto, ma buono e generoso”. La pagella contiene molti voti alti, ricordo solo un 6 in ginnastica.


7.  Il primo articolo relativo a Ugo presente sull’ottimo sito  www.ugoforno.it , curato dal giornalista Lorenzo Grassi  (area “Raccolta di articoli”),  è del 5 giugno1947, terzo anniversario dell' uccisione in combattimento del ragazzo  (e per inciso è apparso sul  "Popolo").  La scomparsa di Ugo  -e in particolare il suo gesto eroico-  sono stati riportati dalla stampa dell’epoca?  Se sì, in che misura?  E inoltre, subito dopo la sua scomparsa, si sono svolte cerimonie pubbliche in suo ricordo ?

Non si hanno notizie di articoli di quel periodo. Il 6 giugno ripresero ad uscire  "L'Avanti", "l'Unità" e la "Voce Operaia", il giorno dopo "Il Popolo", mentre il "Messaggero",  "Giornale d'Italia" e "Il Popolo di Roma" vennero soppressi per la passata attività.  Le redazioni dei giornali connessi con il regime vennero stravolte e molti giornalisti furono cacciati. Quindi occorreva ripartire di nuovo nel campo dell'informazione.  In questo modo restano difficili le ricerche sui quotidiani usciti in quei giorni. Si ritiene che i quotidiani erano invasi dalle notizie e quindi non abbiano dato grande risalto alla morte di Ughetto, anche perché il 4 giugno vi erano stati l’eccidio sulla Cassia, località La Storta, con l’uccisione di importanti personalità della Resistenza e gli ultimi combattimenti tra i repubblichini e le truppe inglesi sulla Laurentina e Pontina. Roma era libera finalmente, ma in molte famiglie vi erano il lutto o il dramma delle persone perseguitate, di quelle ancora in guerra o nei campi di concentramento e di sterminio, quindi la notizia della morte di Ughetto si  diluì. 
Una cerimonia di cui si ha notizia è quella che si svolse all’apertura dell’anno scolastico nell’aula di III^ media che sarebbe stata quella di Ughetto. In quell’occasione vi fu una prolusione molto commovente del compagno di classe Luciano Cirri. Poi ci sono state molte cerimonie nell’ultimo decennio.

 Eccidio della Storta:
la lapide con i nomi delle vittime.

8.  Pur non essendo un soldato, Ugo è stato ucciso in un'azione di guerra.  Anche a quel tempo, per i caduti in battaglia  (ma anche per le vittime dei bombardamenti aerei)  erano previste forme di risarcimento e comunque un qualche tipo di assistenza a beneficio dei familiari delle vittime.  È  andata così anche per la famiglia Forno ?

Si ha notizia di un premio di 10.000 lire alla famiglia del caduto concesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri  Ufficio Patrioti – Sez. Personale  ( febbr. 1945). Angelo Enea Forno il 16/9/1946 invierà una lettera alla Commissione Regionale del Lazio “per il riconoscimento della qualifica di partigiano al fine di ottenere altri benefici che onorerebbero la memoria dello scomparso. Tale riconoscimento, se potesse ottenerlo subito, varrebbe modo, di sistemare le sue care spoglie rimaste ancora dopo due anni, in deposito temporaneo”.


Balilla alle prese con i moschetti.
9.  Come tutti i suoi coetanei, immagino che anche Ugo abbia fatto parte  (visto che era un obbligo)  dell’ONB  e nello specifico dei Balilla. Trattandosi di un segmento dell’ONB che inquadrava tutti i ragazzi dai nove ai tredici anni, le finalità principali erano quelle di instillare nei giovani i principi di ordine, obbedienza, disciplina, fedeltà al regime e di rispetto per le gerarchie; nel contempo, si riservava una grande importanza all’istruzione ginnico-sportiva e alla formazione pre-militare.  Non mi sembra, comunque, che per i Balilla fossero previste esercitazioni a fuoco con armi belliche, anche se ogni ragazzo aveva a disposizione il moschetto  'Balilla', una versione del modello 91 calibrato per la sua età. 
In altri termini, chi ha insegnato a Ugo a sparare con un fucile da guerra più alto quasi di lui ?  E inoltre, prima dell’episodio che gli costò la vita, aveva mai sparato con cartucce vere ?  Sembra difficile pensare che il conflitto con i guastatori tedeschi sia stata la sua prima esperienza di fuoco, visti l’ardore, l’impeto e una certa preparazione con cui ha guidato l’attacco.
Ugo Forno  -primo a sinistra, ultima fila in fondo-  in 2^ elementare.
Antonino Gargiulo è il terzo da destra nella fila che precede.

Ughetto ed io siamo stati figli della lupa, eravamo molto legati”,  mi ha detto Antonino suo compagno di scuola delle elementari. Nelle foto di famiglia non ve ne è alcuna che lo  ritrae con la divisa di figlio della lupa o balilla. Nel libro “Il Ragazzo del Ponte” vi è un capitolo sulla scuola fascista che può essere così riassunto: “il fascismo intende la scuola in senso totalitario, non come semplice distribuire del sapere, ma come strumento politico di educazione che concorre alla preparazione dei fanciulli  e dei giovani ai complessi compiti politici militari del fascismo”  ( circolare del ministro dell’Educazione Nazionale Bottai, 12 febbraio 1939). Nel  “Libro e Moschetto, Fascista Perfetto” di Vincenzo Meletti, adottato nel 1934, era scritto “ Mussolini che tutti dicono Duce che tu puoi chiamare babbo è un figlio del popolo….”     Questo passò tra le mani di Ughetto.                                                                    
Dopo l’8 e il 23 settembre ci fu il dissolvimento dell’esercito italiano, con la fuga della maggioranza dei soldati e con l’abbandono delle armi. Nel parco Nemorense si era acquartierata la Divisione Piave, dotata dei migliori armamenti. Ughetto e i suoi compagni trovarono molte delle armi abbandonate (fucili e cartucce soprattutto) e le nascosero nelle grotte sottostanti l’attuale Via Mascagni. Può darsi che le abbiano usate in quegli anfratti, durante i nove mesi di occupazione. 
 Il moschetto usato da Lee J. Oswald.
Ughetto il 5 giugno si presentò alle 9 in vicolo del Pinodavanti ai coloni Antonio Guidi e Curzi Luciano che testimonieranno: “….. che il giovanetto Ugo Forno accertatosi del regolare funzionamento del fucile di cui era fornito predisponeva l’azione” . 
Il tenente Giovanni Allegra: “il piccolo Ugo Forno si prodigava a procurare armi e munizioni, aggiustando dal canto suo dei tiri di fucile che facevano accanire ancor maggiormente il nemico”.  Egli sparava sicuramente con il moschetto M91, della serie Carcano (in dotazione alla Divisione Piave) capace di sparare a ripetizione 15 colpi al minuto e con un gittata di 1.500 metri, con l’efficacia massima che non supera i 600 metri. 
Lee Osvald utilizzerà lo stesso modello di fucile, dotato però di un’ottica giapponese, per uccidere il presidente John Kennedy.



10.  La Resistenza annovera diverse figure di giovanissimi eroi, ai quali non sempre, purtroppo, le istituzioni hanno riservato i doverosi riconoscimenti, soprattutto in tempi ragionevolmente accettabili: a Ugo la medaglia d’oro è stata conferita dopo quasi settant’anni dall’episodio che troncò la sua giovane esistenza.  Ed è stata assegnata grazie al suo impegno e alle sue continue sollecitazioni  agli  uffici preposti.  A che cosa si deve attribuire, secondo lei, questa lentezza?                                                                 E inoltre: esistono ancora altri piccoli sconosciuti e semi-sconosciuti patrioti che meritano un adeguato riconoscimento da parte dello Stato ?

Con la fine della guerra ci fu una legge di amnistia presentata dall’allora ministro della Giustizia Palmiro Togliatti che risultò tecnicamente non perfetta. Attraverso questa legge molti fascisti coinvolti nel passato regime resteranno a svolgere le stesse funzioni, che in alcuni casi saranno anche funzioni delicate. Poi vi fu la rottura del CLN, l’allontanamento della sinistra dal Governo, la guerra fredda e la volontà di avviare un processo di normalizzazione in Europa. Tutto questo ha provocato tra l’altro la mancata ricerca degli aguzzini tedeschi e del regime e la vicenda incredibile dell’armadio tenuto nascosto negli uffici della Procura Militare e che conteneva le vergogne nazifasciste. Si è arrivati sino a non accettare la disponibilità della Germania a consegnare negli anni cinquanta l’elenco dei militari responsabili della strage delle Fosse Ardeatine. Tutto questo ha pesato anche sulla vicenda della medaglia d’oro al Valor Militare ad Ugo Forno, che in prima istanza venne riconosciuta da una commissione. Poi un’altra non l’approvò, infine vi fu una richiesta di approfondimento e di un’ulteriore  istruttoria. Il tutto si trascinò in un rimpallo di carte sino al 1950. Apprenderemo, attraverso delle risposte della Presidenza della Repubblica, ad alcune istanze, una anche del sottoscritto,  che la medaglia d’oro gli venne negata perché Ughetto non apparteneva ad alcun drappello o gruppo militare o di partigiani. Mi è sembrata sempre una cosa ridicola, visto che Ughetto aveva richiesto di entrare a far parte del FMCR e si presentò davanti ai coloni armato e con un gruppo di giovani.  
Esiste, per Roma soprattutto, una Resistenza non adeguatamente raccontata e che ha visto protagonista molte persone eroiche che sono rimaste nell’ombra. Una di queste, che abbiamo riportato alla “luce”  è Michele Bolgia il ferroviere, che spiombava i vagoni con i deportati alla Stazione Tiburtina e che venne trucidato alle Fosse Ardeatine.
Grazie al mio libro  Roma 1943-1945  e soprattutto  al capitano della Guardia di Finanza Gerardo Severino, che ha presentato l’istanza alla Presidenza della Repubblica, accompagnata da documentazione, Bolgia ha avuto la medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria il 19 luglio del 2010.


11.  Ritiene che i ragazzi di oggi siano veramente preparati  -sul piano culturale e sotto il profilo emotivo-  ad accostarsi ad una vicenda così tragica, del tutto estranea alle loro prospettive ?  Lo stesso vincitore del Premio letterario  "Il coraggio di scegliere", nel suo elaborato, ha fatti notare che i suoi coetanei, spesso disabituati a ragionare e a prendere decisioni da soli, sono attratti da ben altri interessi.   

 L'intervento di Felice Cipriani durante
la cerimonia al Museo di Via Tasso   (18-03-13).
Gli studenti di oggi studiano le  “Cinque Giornate di Milano”  e non sanno nulla delle “Quattro Giornate di Napoli”, ove il popolo napoletano, unico caso in Europa, cacciò i tedeschi dalla città. Studiano la “Piccola Vedetta Lombarda” e non conoscono la storia di Ugo Forno.  Nel corso della cerimonia di premiazione al Museo di Via Tasso ho detto loro: i giovani di 12 anni 
non debbono prendere le armi ma debbono auspicare e battersi per la pace. Non dovete tentare di fare paragoni o di pensare se sareste stati capaci di compiere le gesta di Ughetto. La sua storia va vista nel contesto storico e nella situazione ambientale che l’ha caratterizzata. Ho scritto che egli a 12 anni era un uomo, sì perché il calendario dell’età si sposta in avanti quando si matura l’età tra privazioni, paure, fame, tra persone che soffrono o che si vedono sparire da un giorno all’altro.  La mia esperienza di volontario della cooperazione internazionale umanitaria mi ha aiutato a capire Ughetto.  In Cambogia, Congo, Ecuador, nei campi profughi palestinesi, ho visto molti minorenni accudire mandrie di bufali, guidare trattori portare mitra a tracolla, fare la fila per una ciotola di riso. A quei ragazzi viene rubata la gioventù. Ughetto maturò ben presto la consapevolezza di saper distinguere tra il bene e il male.  Egli ritenne che scacciare i tedeschi significava far finire la guerra e avere meno privazioni per sé, la famiglia, i suoi amici e per Roma.  Ha capito che c’era del torto da combattere.  


12.  Come mai, per la premiazione del concorso letterario  "Il coraggio di scegliere", è stata utilizzata proprio la sede del Museo Storico della Liberazione di Via Tasso ?  I ragazzi erano a conoscenza degli atti di tortura spaventosi che si sono perpetrati in quel luogo durante l'occupazione tedesca di Roma, delle sofferenze terribili che sono state inflitte a quanti vi erano detenuti per la loro appartenenza a gruppi resistenziali, ma anche, più semplicemente, perché avevano manifestato contrarietà per i nazisti ?  Non sarebbe stata più adatta un'altra sede, magari l'aula magna di una delle due scuole che hanno inviato i testi ?  Anche se gli allievi sono stati preparati adeguatamente dai loro docenti e si sono comportati in modo corretto, da alcune foto mi sembra di notare che non sono mancati momenti di vivacità, sia pure ingenua e composta  2 .  Una vivacità che d'altronde era inevitabile, tenuto conto della giovane età dei partecipanti, ma che stonava con il luogo in cui si svolgeva la cerimonia, con la sua storia, con il suo carico di crudeltà, di orrori, di tragedie, di vite martoriate e spezzate.  Anche i più educati dei ragazzi  -in ragione proprio della loro tenera età-  vivono certe situazioni in modo perlopiù epidermico e in ogni caso non con quella sensibilità e intensità che la visita di determinati luoghi richiederebbero. D’altronde, forse sarebbe troppo pretendere da un ragazzo di dodici anni  (poco più di un bambino)  quell’austerità e quella compartecipazione emotiva al dolore altrui che solo un adulto  -e comunque un giovane un po’ più maturo-  può  provare, entrando in un luogo che in passato ha visto sofferenze inaudite. Sarebbe impensabile soprattutto in un’epoca, come la nostra, in cui i giovani sono inseguiti e tormentati da una pubblicità martellante e da modelli di comportamento che li spingono al disimpegno, all’egoismo, alla vita facile  e senza tanti scrupoli morali.


 Un altro momento della cerimonia del 18-03-13.  Da sinistra:
F. Forno, F. Cipriani, A. Parisella, P. Fallai e Pietro Coppari                              
(SMS. G. Sinopoli), vincitore del premio  "Il coraggio di scegliere". 
I ragazzi sono venuti nella sala delle letture dopo aver visitato il museo. Gli insegnanti e una guida gli hanno spiegato cosa era avvenuto in quei locali. Io ho ricordato che in quelle stanze e in quei luoghi erano stati torturati e poi massacrati alle Fosse Ardeatine, giovani studenti di 17 e 18 anni, che non avevano commesso alcun delitto, ma avevano solo aiutato le donne a “rubare” il pane nei forni o avevano gettato chiodi a tre punte per impedire il trasporto dei militari nazifascisti e infine protestato per le vessazioni che subivano nelle scuole. Se oggi avete una scuola libera  –ho detto-  lo dovete anche a loro, a Ugo Forno e a tanti altri eroi che ancora non conoscete. 


13.  Ci sono state presentazioni del libro nelle scuole ?  Se sì, quali sono state le reazioni dei ragazzi ? 

Sì, c’è stata più di qualche conferenza, nelle scuole medie e nei licei.  Per l’esperienza che ho fatto nelle scuole medie e nei licei, debbo dire che se ai giovani si raccontano cose vere e chi le racconta ha la credibilità, perché lo fa con partecipazione, i giovani sanno ascoltare e dopo la conferenza ti fanno anche qualche ulteriore domanda.  La presentazione più interessante all’Istituto S. Giuseppe Cuberlotto, ove prima della conferenza, che facevo con altri testimoni, tra cui il fratello di Ughetto, mi venne detto che vi sarebbero stati più di qualche giovane interessato alle idee di destra.  Ebbene, nella sala vi saranno stati più di cento giovani ad ascoltare in religioso silenzio. In quell’occasione non si parlò solo di Ughetto e alla fine molti degli studenti si avvicinarono per parlare soprattutto con Francesco Forno, Mario Gullace e Giuseppe Bolgia.


14.  Con riferimento alle reazioni del pubblico durante le presentazioni del libro, qual è stata quella che l’ha colpita di più ?

Quella di una signora venuta appositamente da Sangemini per conoscere meglio la storia di Ughetto e sapere come avesse fatto un ragazzino di 12 anni, come un suo nipote, a fare quello che aveva fatto. Poi vi è stato un regista che ha detto che è una storia incredibile, che si presta per un film.



 La medaglia d'oro
conferita a Ugo Forno.
15.  Credo che quel regista abbia visto giusto, perché la storia di Ugo ha tutti i requisiti per essere trasferita sullo schermo. Intanto, però, sarebbe interessante sapere quando sarà consegnata ai familiari di Ugo la medaglia d’oro.

Visto l’avvicinarsi della ricorrenza del 25 aprile, si penserebbe per quella data, ma la crisi politica non dà certezze.


16.  Sono previste altre manifestazioni o iniziative per ricordare questa figura ?

Sì, il 27 aprile, anniversario della nascita e tante altre iniziative come un servizio del TG2, un progetto europeo sulla geografia della memoria in cui vi sarà la storia di Ughetto assieme ad altre.


17.   Ritiene che Ugo, con la sua sensibilità, il suo amor patrio, la sua generosità,  sia anche il frutto della scuola media dell’epoca? Se sì, crede che certi valori si trovino ancora oggi nella scuola italiana, oppure, al contrario, che sia necessario reintrodurli, non tanto per creare dei futuri eroi o martiri, ma  per consentire la formazione di giovani in grado di ragionare con la loro testa, di impegnarsi seriamente in azioni eticamente valide e che rivestano anche un interesse collettivo ?


Per la prima domanda ritengo che l’insegnamento di allora fosse più severo. Togliendo i fronzoli dell’enfasi fascista, e delle finalità funzionali al regime, va detto che le materie erano meglio insegnate. Gli studenti scrivevano e parlavano un italiano migliore,  la matematica era una materia forte e molto marcate le nozioni sul senso civico.  Va però sottolineato e ricordato ai nostalgici che la scuola era molto selettiva: non era facile mantenere, dal punto di vista economico, un figlio nella scuola dopo le elementari. I valori del Bene Comune, dell'appartenenza ad una Comunità, della Solidarietà, della Diversità come valore, della Meritocrazia, vanno insegnati in tutte le epoche. Se si fa, sarebbe più semplice trovare la soluzione di molti problemi della società e dei giovani dell’ epoca attuale. 


18.  Ha incontrato difficoltà nel trovare una casa editrice disposta a pubblicare il manoscritto ?  Come mai ha scelto la Chillemi ?

Non chiamandomi …..., non è stato facile pubblicare il libro e quindi va ringraziato l’editore Chillemi che me ne ha data la possibilità, anche se non mi ha dato molto ascolto nell’impaginazione e in alcuni particolari.  Credo infine che molti editori ritengano che sia stato già scritto tutto sulla guerra a Roma, sull’occupazione tedesca e la Resistenza.


19.  Sono previste traduzioni in altre lingue del suo libro ?

Per adesso no, anche se il progetto che vedrà coinvolti studenti del Nord Europa lo potrebbe prevedere.


20.  Il libro è stato presentato il 29 maggio 2012 nella sala  "Peppino Impastato" della Provincia di Roma.  Nessuna iniziativa, invece, da parte della passata amministrazione    regionale e soprattutto dell'attuale maggioranza capitolina.  Insomma, anche nel caso di Ugo, sembra che siano scattate quelle riserve mentali che portano alcuni a considerare la Resistenza come 'roba da sinistrorsi'.  Il fatto è tanto più clamoroso quando si consideri che a fare le spese di questa visione ideologizzata è un ragazzo di dodici anni, che certo comunista non era. Semmai, proprio perché era stato fagocitato dalla macchina di propaganda del regime, Ugo aveva subito il tentativo  di indottrinamento e di plagio a cui erano sottoposti tutti i giovani  (e meno giovani)  di quel periodo.  Questo silenzio, peraltro, contribuisce ad allontanare l’opinione pubblica meno avvertita dal vero significato della Resistenza, da quella visione della guerra di liberazione come bene collettivo, al di là degli schieramenti politici.
Il silenzio del Comune, in particolare, è molto triste, proprio perché Ugo è nato in questa città e vi ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni.  In effetti, proprio il Campidoglio dovrebbe farsi promotore di un’iniziativa volta  a valorizzare la figura del piccolo eroe, ad additarla alle nuove generazioni come esempio di virtù, amor patrio, senso del dovere spinto fino al sacrificio di sé.  Per esempio, dovrebbe impegnarsi per intitolare una scuola a questo valoroso studente.  Non trova ?

Lo faremo dopo che si sarà votato al Comune e quindi si saranno “assestati” Comune e Regione. Era difficile e non ne faccio una questione politica parlarne con chi ha fatto il saluto fascista a Latina nel momento dei festeggiamenti della sua  vittoria elettorale o che dedica un giardino a un esponente del Fronte della Gioventù ucciso per fatti di terrorismo e si dimentica che a cento metri da li è rimasto ucciso per la Patria Ugo Forno.                                                 Nel mio primo libro parlo in maniera storica delle gesta delle Divisioni Nembo e Barbarigo, che tentarono di contrastare l’avanzata degli alleati su Roma. Di questi giovani combattenti ho registrato il malessere, le aspirazioni il loro odio verso gli attesisti. La storia è storia, il revisionismo è un’altra cosa. Confondere partigiani con repubblichini non esiste. Infine la Resistenza a Roma. Come dimostra la storia di Ughetto non è stata solo periferica o borgatara, laica o politica, non è stata solo dei Gap, di Bandiera Rossa, delle Brigate Garibaldi o Matteotti o dei militari, ma è stata di popolo di diversa estrazione sociale e di culture politiche diverse; da quella democristiana a quella comunista ed extra comunista, da quella cattolica ed ebraica a quella laica e massonica.  Quindi la Resistenza a Roma, che va raccontata più compiutamente a mio giudizio, è un patrimonio di Tutti e nessuno se ne può appropriare. Parlarne fa bene alle coscienze  e alle menti.  Ugo Forno muore nel passaggio tra la notte della guerra e l’alba della libertà e sembra la vittima predestinata sull’altare della pace. Dispiace che quest’aspetto non sia stato colto da nessuna amministrazione e da nessun sindaco che avrebbero potuto ergere Ugo Forno a simbolo della pace e della fine della guerra a Roma.



21  L'opera ha già partecipato a qualche concorso letterario ? 

Non ancora.


22.  A quale testo sta lavorando, attualmente ?

 I Ragazzi di Via Cerveteri – Roma 1945-!955.  La storia di ragazzi cresciuti in una città che sarà irripetibile.

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Note





2   Mi riferisco soprattutto alle immagini nn.  1  e  3  .  Nella seconda, sembra che Cipriani stia fissando con aria di rimprovero un ragazzo in seconda file non particolarmente attento al discorso del Prof. Parisella, mentre E. Improta stia facendo con la mano segno di star zitto allo studente.
Precisazione di Felice Cipriani: 
No, non ricordo questo particolare. Non mi sembra di aver zittito qualcuno, forse mi ero alzato per vedere l’arrivo di uno degli oratori. Occorre tener conto che il tutto è stato molto lungo. Prima la visita al Museo, poi la Conferenza e l’attesa per l’arrivo di un paio di persone e del giornale  “Il Corriere”  che in numero di 20 copie è stato poi distribuito.  I ragazzi sono stati impegnati dalle 9 alle 12.15, senza aver fatto un intervallo di sfogo.